Da piccolo io, quand'ero piccolo, io da piccolo, bambo che ero, mi nutrivo di parole. Io le parole le parole io, le cercavo, le imparavo, le parole mi piacevano prima di tutto per il suono, che è la cosa più importante, in una parola: fonemi incollati dal caso o dalla storia o entrambi. Come può scrivere, un sordo?
Dopo il suono, poi dopo, viene l'armonia nell'alternanza delle lettere, se stanno bene così accoste, se sono assonanti o dissonanti, colorate o coloranti, usate o quasi nuove, fruste o vellutate eccetera - l'eccetera però è un'imperdonabile indolenza letteraria, uno schiaffo culturale, l'eccetera è volgare - le lettere, fruste o vellutate o volgari o eccelse, le lettere basse e alte, con grazie e prego lettere al vetro macchiate calde. Zucchero?
Per ultimo, ma di poco conto, viene il significato. Fonoestetica e fonosemantica, io da piccolo. Da piccolo io prendevo una parola dal vocabolario e la ripetevo mille e mille volte, usandola in contesti anche impropri, fino a mandarla in quella parte del cervello che non è più molle ma è roccia dura calcarea (non dire anima, resisti), per non dimenticarla più. Gli altri si stufavano, ma tant'è, erano altri. Una volta che un gruppetto di noi giovinastri, con me incluso, giocava in piazzetta facendo troppo baccano, una signora pacchiana e opulenta si affacciò alla finestra per intimarci di smettere o di fare meno rumore, allora io la guardai dal basso e ritto in piedi e rigido in piedi e i pugni stretti e in piedi nella mia bassezza e pieno di rancore, dal basso le gridai quella che doveva essere contemporaneamente la parola del giorno e la massima insolenza possibile: CASOMAI!
Parole: evitare l'uso improprio o eccessivo.
venerdì 21 giugno 2013
lunedì 17 giugno 2013
ERI TU
Davanti a innumerevoli schiene di passanti qualunque, su ogni strada e in ogni angolo, ti ho cercata. E non c'eri, non c'eri, e non c'eri.
O eri tu? Eri tu a guidare l'autobus, a servirmi un caffè, tu con la testa immersa in un libro antico alla biblioteca Braidense o sotto forma di carattere tipografico di Giambattista Bodoni, eri tu nelle sembianze di pianta nell'orto botanico, tu come duomo tu come Brera, tu Aulente, tu bosco verticale, eri tu?
Sopra le onde sonore di mille anni che scorrono, ti ho cercata. E poi.
Ti ho cercata in un cibo perfetto di cuoco stellato e in un vino forte, estivo e viscoso, sul riflesso mobile e liquido della luna, dietro la luna, sopra la luna, e davanti a innumerevoli schiene di passanti qualunque, su ogni strada e in ogni angolo, ti ho cercata. Eri tu? Eri tu.
Eri tutto e non eri più, come l'illusione di una possibilità che arde, come la certezza di una solitudine viola, mordace e stantia.
O eri tu? Eri tu a guidare l'autobus, a servirmi un caffè, tu con la testa immersa in un libro antico alla biblioteca Braidense o sotto forma di carattere tipografico di Giambattista Bodoni, eri tu nelle sembianze di pianta nell'orto botanico, tu come duomo tu come Brera, tu Aulente, tu bosco verticale, eri tu?
Sopra le onde sonore di mille anni che scorrono, ti ho cercata. E poi.
Ti ho cercata in un cibo perfetto di cuoco stellato e in un vino forte, estivo e viscoso, sul riflesso mobile e liquido della luna, dietro la luna, sopra la luna, e davanti a innumerevoli schiene di passanti qualunque, su ogni strada e in ogni angolo, ti ho cercata. Eri tu? Eri tu.
Eri tutto e non eri più, come l'illusione di una possibilità che arde, come la certezza di una solitudine viola, mordace e stantia.
martedì 11 giugno 2013
CUM GRANO SALIS - SINE GRANA DESCENDIT
Io femmina, i fianchi sottili e la testa grande, piena di idee che... cioè non proprio idee, sono - diciamo così - possibilità, aridi nuclei di idee, come grani ecco, e me ne sto qui con la mia testa grande di idee in grani che a mano a mano - diciamo così - una alla volta io le risolvo, ecco, le metabolizzo le idee e così, a mano a mano, la testa si fa più leggera, si svuota questa mia testa grande di idee possibili in aridi grani. "L'evacuazione si terrà in via Napoli" - dice l'annunciatore, ma per me non c'è altra dimensione che il tempo, che è l'unico luogo che è la ragione per cui - diciamo così - io sto.
Lui maschio, le sue mani grandi, contadine, mani di lavoro di presa di saburra, mani competenti tanto che tutto in lui è riconducibile alle sue mani, e le mani ad una sola mano - diciamo così - come condensato del tutto, e quell'una mano lo sa come prendermi e quando lo fa, mi rivolta, sottosopra, attestaingiù. E così mi sconvolge mi turba mi dissesta, io che m'ero appena svuotata dalle idee graniformi, io che stavo quasi bene, devo ricominciare tutto daccapo, come se l'unica cosa cambiata tra il prima e il dopo fosse solo quella mia asciutta dimensione, il tempo ho detto, e rieccoli i miei grani di idee, sempre quelli, che gli ultimi saranno i primi, rieccoli e ricomincio a risolverli, uno via l'altro via l'uno via l'altro via, e a mano a mano e a mare a mare e amare amare io femmina fianchi sottili testa grande dentro la sabbia in grani, tu mano tu al ladro al ladro! ridammi le mie idee, tu io, mano, clessidra, stiamo.
[cles-sì-dra] s.f.
Orologioad acqua o a sabbia, formato da due vasi di forma conica uniti per i vertici, che misura il tempo in base alla quantità di acqua o sabbia affluita attraverso un forellino che mette in comunicazione il vaso superiore con quello inferiore.
Lui maschio, le sue mani grandi, contadine, mani di lavoro di presa di saburra, mani competenti tanto che tutto in lui è riconducibile alle sue mani, e le mani ad una sola mano - diciamo così - come condensato del tutto, e quell'una mano lo sa come prendermi e quando lo fa, mi rivolta, sottosopra, attestaingiù. E così mi sconvolge mi turba mi dissesta, io che m'ero appena svuotata dalle idee graniformi, io che stavo quasi bene, devo ricominciare tutto daccapo, come se l'unica cosa cambiata tra il prima e il dopo fosse solo quella mia asciutta dimensione, il tempo ho detto, e rieccoli i miei grani di idee, sempre quelli, che gli ultimi saranno i primi, rieccoli e ricomincio a risolverli, uno via l'altro via l'uno via l'altro via, e a mano a mano e a mare a mare e amare amare io femmina fianchi sottili testa grande dentro la sabbia in grani, tu mano tu al ladro al ladro! ridammi le mie idee, tu io, mano, clessidra, stiamo.
[cles-sì-dra] s.f.
Orologio
domenica 9 giugno 2013
DONDOLII, IPERBOLI E PINGUINI
Un pinguino, ti vorrei regalare, di quelli piccoli, di quelli che per guardarti girano la testa alternando l'occhio destro a quello sinistro al destro al sinistro, in un dondolio ritmato così tenero che, ti vorrei regalare un pinguino, a te. Destro, sinistro, non per negare ma per guardare, un pinguino ti vorrei regalare e per farti compagnia e come emblema di famiglia e come surrogato di me. Di famiglia, di me.
Ma guardalo com'è, un esserino elegante, livreato e tutto determinato, pur nella sua goffa andatura. Lo ameresti? Con una carezza pinnata ti sveglierebbe la mattina di buon'ora per convincerti a portarlo a spasso, impaziente batterebbe il piedino mentre fai colazione, poi si butterebbe a scivolo, giù per le scale, fino al pianerottolo, e dondolando al tuo fianco lungo il marciapiede si farebbe portare al parco a guardare la città mentre questa prende vita. E parco e città e vita.
Sei il mio cerchio, cioè l'insieme dei punti equidistanti da me. Geometria dei sentimenti, iperboli di cui siamo i fuochi ardenti. Fuochissimi ardentissimi da morire iperboli, cioè.
E adesso, ritmo!
Ma guardalo com'è, un esserino elegante, livreato e tutto determinato, pur nella sua goffa andatura. Lo ameresti? Con una carezza pinnata ti sveglierebbe la mattina di buon'ora per convincerti a portarlo a spasso, impaziente batterebbe il piedino mentre fai colazione, poi si butterebbe a scivolo, giù per le scale, fino al pianerottolo, e dondolando al tuo fianco lungo il marciapiede si farebbe portare al parco a guardare la città mentre questa prende vita. E parco e città e vita.
Sei il mio cerchio, cioè l'insieme dei punti equidistanti da me. Geometria dei sentimenti, iperboli di cui siamo i fuochi ardenti. Fuochissimi ardentissimi da morire iperboli, cioè.
E adesso, ritmo!
domenica 2 giugno 2013
SO COPIARE NATALIA CAVALLI
Io come colore mi piace Marco. Lui da quando siamo fidanzati è diventato più femmina, ma ancora non mi fido perché è troppo metafisico dogmatico e per ora lo amo soltanto col cuore della fica e non con la fica del cuore. E’ futuro posteriore, trapassato il prossimo, imperfetto.
Io insegnare non ci penso proprio, che è una responsabilità peggio della pioggia che iddio manda in terra e tutti a maledirlo a pesci in faccia e zitto e mosca. Io come futuro voglio stare con lui sulla spiaggia a dire: “uh guarda i gabbiani” e a fottercene dei futuri altrui.
E ora scusate ma ho i sentimenti tutti occupati e non mi posso fermare.
Io insegnare non ci penso proprio, che è una responsabilità peggio della pioggia che iddio manda in terra e tutti a maledirlo a pesci in faccia e zitto e mosca. Io come futuro voglio stare con lui sulla spiaggia a dire: “uh guarda i gabbiani” e a fottercene dei futuri altrui.
E ora scusate ma ho i sentimenti tutti occupati e non mi posso fermare.
sabato 1 giugno 2013
DARE NON BASTA
Spiego l'amore (s.m. sentimento di affetto intenso).
L'amore è un imbuto (s.m. arnese a forma di cono) in cui entrano orgoglio, egoismo e calcolo ed esce succo di mirtilli, mango e fragole; l'amore è disarmo, anteposizione, sgravio; l'amore è dire fare baciare. Arnese. Cono.
L'amore è tartaruga (s.f. rettile dell'ordine dei Cheloni) duepunti esterno carapace, scudo termico, antisismico puntevvirgola interno morbido, carnale, sudorale. L'amore è menzogna pura.
Una volta V stava mangiando un cornetto gelato, di quelli che il cioccolato fuso all'interno del cono si accumula in basso nella punta, ed è un cioccolato tenero, mai freddo, pastoso, insomma è la parte migliore di tutto il gelato. Allora, dice rivolto a lei, allora N, dice, la vuoi la punta di questo cornetto? Te la cedo volentieri. E lei, ma no dai, è la parte più buona, mangiala tu. Io non la voglio, fa lui, di solito la butto via, a me non piace. E fa quasi per buttarla. E quasi la butta. La butto? - Fa. Se la devi buttare la prendo io, dice lei.
Ecco, è questo l'amore (naturalmente piaceva anche a lui la punta del cornetto, come a tutti, ma da quel momento in poi la cederà ogni volta a lei fingendo di non gradirla, così non le farà mai pesare il gesto).
L'amore è un imbuto (s.m. arnese a forma di cono) in cui entrano orgoglio, egoismo e calcolo ed esce succo di mirtilli, mango e fragole; l'amore è disarmo, anteposizione, sgravio; l'amore è dire fare baciare. Arnese. Cono.
L'amore è tartaruga (s.f. rettile dell'ordine dei Cheloni) duepunti esterno carapace, scudo termico, antisismico puntevvirgola interno morbido, carnale, sudorale. L'amore è menzogna pura.
Una volta V stava mangiando un cornetto gelato, di quelli che il cioccolato fuso all'interno del cono si accumula in basso nella punta, ed è un cioccolato tenero, mai freddo, pastoso, insomma è la parte migliore di tutto il gelato. Allora, dice rivolto a lei, allora N, dice, la vuoi la punta di questo cornetto? Te la cedo volentieri. E lei, ma no dai, è la parte più buona, mangiala tu. Io non la voglio, fa lui, di solito la butto via, a me non piace. E fa quasi per buttarla. E quasi la butta. La butto? - Fa. Se la devi buttare la prendo io, dice lei.
Ecco, è questo l'amore (naturalmente piaceva anche a lui la punta del cornetto, come a tutti, ma da quel momento in poi la cederà ogni volta a lei fingendo di non gradirla, così non le farà mai pesare il gesto).
Io non posso assicurare niente e non lo so. Io arnese io cono, carapace, capace, dono.
lunedì 27 maggio 2013
ABBRONZATURA
Tu però non hai idea, e la devi avere, della gioia che mi hai dato scrivendo una piccolissima parola, dolce e acronima, che poteva passare anche inosservata, e lo farà per tutti ma non per me; così io adesso penserò alla parola piccolissima dolce e acronima tutto il resto della giornata, senza escludere vari richiamini puntinati (come di stelle nel mio cielo) nei giorni seguenti.
/Tan.
/Tan.
domenica 26 maggio 2013
SE IO SAREI (ATTENZIONE: POESIA AUTOAGGIUSTANTESI)
Se io sarei il tuo strumento,
rosso turchese violetto, viola.
Violoncello, sarei.
E sono!
Da dietro abbracciami
toccami tocchi
suonami suoni
vibriamo, facciamo che
se io sarei davanti a te
mi girerei
così da muso a muso
a stringerti i polsi
a prenderti e darti
dentro un'ovatta di gemiti,
e carne e ossi, sarei, fossi.
E sono!
Se io fossi in te
mi amerei,
io tu, note, noi.
rosso turchese violetto, viola.
Violoncello, sarei.
E sono!
Da dietro abbracciami
toccami tocchi
suonami suoni
vibriamo, facciamo che
se io sarei davanti a te
mi girerei
così da muso a muso
a stringerti i polsi
a prenderti e darti
dentro un'ovatta di gemiti,
e carne e ossi, sarei, fossi.
E sono!
Se io fossi in te
mi amerei,
io tu, note, noi.
CHE IO
Che io da quando siamo fidanzati è tutto molto più meglio e vedo le cose come se cioè più luminose come dorate e se penso a me sono due e se penso a noi siamo uno e tutto questo vento nemmeno mi spettina e poi.
Che io da quando mi vuoi bene tu mi sento che spaccherei le noci di cocco con le mani e i muri a testate e se non lo faccio è solo perché sto in uno stato di tutta calma e tutta pace tanto che se scendesse o salisse iddio gli direi be' allora togliti dai piedi impiastro non lo vedi che c'ho da essere felice?
Devo proprio smetterla coi sonniferi.
venerdì 26 ottobre 2012
LÍTOST
Milan Kundera, nel suo bellissimo "Il libro del riso e dell'oblio", definisce la Lítost come una parola ceca intraducibile in altre lingue e che descrive come "uno stato doloroso suscitato dallo spettacolo della nostra miseria, scoperta all'improvviso".
Sebbene io non trovi una parola corrispondente in italiano, credo di conoscere il sentimento, vediamo. Se Kundera intende una pena di sé, un rimpianto straziante ma bello come la saudade brasiliana, una sensazione dolorosa ma necessaria, una ferita marrone, come d'autunno, e tutta striata di graffi invisibili, un pianto segreto celato dietro un volto qualsiasi, la ricerca disperata di un oblio altrui, se questo intende Kundera, allora io la lítost la so. Così tanto che proprio ora, e qui, la sto provando.
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